RITI E CULTI

Pellegrinaggi e riti religiosi caratteristici

PALERMITI E IL PELLEGRINAGGIO DELLA MADONNA DELLA LUCE.

Centro agricolo alle spalle del monte Paladino, Palermiti ebbe probabilmente origine intorno alla fine del primo millennio nell’ampio rimescolamento etnico che seguì le incursioni saracene e le immigrazioni di popolazioni di rito greco dal medio oriente. Nel medio Evo una parte del territorio – feudo Malatina – fece parte del ducato Marincola finché non venne venduto (1764) dal duca Pietro alla potente famiglia De Gregorio di Messina che qualche anno prima aveva acquisito tutti i possedimenti dello ‘Stato di Squillace” e quindi anche l’altra parte del territorio direttamente da Re Carlo 3° che lo deteneva dopo la famiglia Borgia. Palermiti é noto in questa parte della Calabria per il detto si dissaru li missi a Palermiti on si nda dinnu cchiù missi cantati che viene usato per indicare che qualcosa di buono é finita e che non c’é da aspettarsi altro. Da questa leggenda si desume una accentuata religiosità dei palermitesi che si esprime nel Pellegrinaggio di Murorotto (ogni dieci anni) quando tutta la popolazione si reca a piedi nella località dove fu trovato diversi secoli fa il quadro della Madonna della Luce ritenuto miracoloso (cit. Guida Blu).

TORRE RUGGIERO E IL PELLEGRINAGGIO AL SANTUARIO DELLA MADONNA DELLE GRAZIE

Il Santuario – definito oggi “la piccola Lourdes” - trae le sue origini al tempo dell'iconoclastia, quando i monaci basiliani, in fuga dall'oriente fondarono in questo luogo una "Dacia basiliana", dove nel corso dei secoli fu sempre cara la devozione verso la Madre di Dio. Il 17 aprile del 1677 due ragazze del luogo, Isabella Cristello e Antonia De Luca, andarono al Santuario per pregare e qui, mentre erano raccolte in preghiera, Isabella guarì dal male che da tempo l'affliggeva e contemporaneamente le due giovani assistettero alla visione celestiale della Vergine che chiedeva di essere in quel luogo "riverita dai popoli vicini e lontani" e da quel luogo Lei avrebbe dispensato abbondanti le sue grazie e i suoi favori. Il silenzio sul Santuario però calò a causa del devastane terremoto che il 5 febbraio del 1783 devastò la Calabria, causando migliaia di morti e devastazione. La chiesa fu completamente distrutta e si persero anche le tracce dell'immagine venerata. 74 anni dopo la Madonna stessa tornò per destare la secolare devozione, apparendo alla contadina torrese, Pascale Luna, chiedendo la ricostruzione del Santuario. Ma i mezzi necessari mancavano e così il popolo piano piano dimenticò la promessa della ricostruzione. Il pomeriggio del 10 aprile 1858, sabato in albis, mentre lavorava il terreno nei pressi del Santuario vide zampillare una polla d'acqua e ricordandosi che proprio in quel luogo la tradizione ricordava una fonte, si dissetò e si lavò gli arti doloranti guarendo all'istante. Commosso dal prodigio corse in paese e i torresi capirono che era l'ennesimo segno voluto dalla Madonna per ricostruire il suo Santuario. L'8 maggio dello stesso anno la Curia vescovile di Squillace autorizzò la ricostruzione della Chiesa che in tempi brevissimi per quel periodo fu ultimata e consacrata l'8 settembre 1858. La nuova statua della Madonna delle grazie fu un dono di Vittorio Emanuele II.

RIACE E LA FESTA DEI SANTI COSMA E DAMIANO A RIACE

Il pellegrinaggio, con relativa festa popolare religiosa, dei Santi medici Cosma e Damiano è la festa che si svolge dal 25 al 27 settembre ogni anno a Riace (RC). Riace li festeggia anche la seconda domenica di maggio di ogni anno. La festa avrebbe avuto origine nel 1669 quando a Roma giunsero le reliquie dei due santi, i quali divennero anche patroni della città nel 1734. Tra gli anni '50 e '60 del XX secolo l'emigrazione dei calabresi e dei meridionali in generale ha portato anche i riacesi a emigrare verso l'Italia settentrionale ed in particolare verso Santena, comune della Provincia di Torino dove dal 1965 grazie all'associazione SS. MM. Cosma e Damiano (fondata nel 1973) è nata la festa dei santi Cosma e Damiano di Santena. La festa è diventata così importante in Piemonte da eclissare la festa del patrono di Santena. Le statue dei santi vengono portate in processione per il paese e riportate alla chiesa matrice il terzo giorno. La festa che va dal 25 al 27 settembre è una festa in cui partecipano anche devoti dei paesi limitrofi che in pellegrinaggio giungono a piedi fino a Riace da paesi come Serra San Bruno (41 km) e Brognaturo (43 km). C'è inoltre una grande partecipazione delle comunità Rom e Sinti per la venerazione dei santi e per i quali si intonano canti e si ballano tarantelle[1] e per la venerazione di beato Zeffirino Gimenez Malla (Ceferino) detto “El Pelè” martire gitano, ucciso durante la guerra civile in Spagna e raffigurato in un quadro nella chiesa di Riace. In occasione della festa si potrà vedere che la tarantella calabrese ballata è la particolare danza di “curtegli”, ovvero quel particolare ballo che si svolge in coppia tra uomo e uomo e dove oltre a danzare si mima una sorta di combattimento, una volta con i coltelli, ora con la mano che ne imita la forma. Il ballo un tempo serviva magari a risolvere questioni irrisolte tra i due contendenti senza che però ci fossero gravi conseguenze tra i partecipanti come ci sarebbero state in un duello vero proprio. Come ex voto i devoti portano riproduzioni in cera benedette delle parti del corpo guarite dai santi e dolci locali a base di farina e miele.

BIVONGI, I RITI GRECO-ORTODOSSI DEI “CRISTIANI D’ORIENTE”

A Bivongi, nella vallata dello Stilaro,, si svolgono come per tutti i paesi un certo numero di feste religiose cattoliche e ortodosse, alle quali si aggiungono manifestazioni culturali legate alla riscoperta delle tradizioni locali. Tra le più interessanti e particolari, segnaliamo qui, la Festa ortodossa di San Giovanni Theristis nel mese di Febbraio, il rito della Pasqua cattolica e ortodossa, la Festa di Maria SS. Mamma Nostra La Festa di Maria SS Mamma Nostra è una festa cattolica che si celebra a Bivongi, in provincia di Reggio Calabria, dove la Madonna è venerata col titolo di Mamma Nostra. La festività s’inserisce nel panorama religioso e folkloristico dell’Italia meridionale, e più in particolare in quello calabrese. Si celebra due volte l’anno, tradizionalmente la seconda domenica di settembre e il 5 febbraio. Si articola in vari momenti inseriti in un ricco programma religioso e civile che comprende: processioni, esibizioni musicali di vario genere, fuochi artificiali. Può essere considerata la solennità più importante per il paese di Bivongi, molto sentita dagli abitanti del luogo e dei paesi limitrofi. Ogni anno, soprattutto nell’edizione estiva, la festa richiama a Bivongi centinaia di emigrati provenienti da tutta Italia e da Paesi esteri, che ritornano per fede, tradizione e/o senso di appartenenza al luogo d’origine. Il culto di Mamma Nostra nel paese di Bivongi è legato a due immagini della Madonna che è fregiata di tale titolo: un quadro e una statua. Il quadro fu la prima raffigurazione ad arrivare a Bivongi intorno al 1710. Non se ne conosce l’autore ma un manoscritto del ‘700 attribuisce l’opera a Mariangiola de Matteis pittrice napoletana, figlia del celebre pittore Paolo de Matteis. Il quadro è conservato nella cappella di Mamma Nostra sita nel Santuario di Mamma Nostra a Bivongi.

FESTA ORTODOSSA DI S. GIOVANNI THERISTIS– 24 FEBBRAIO

Il Monastero di San Giovanni Theristis celebra la propria festa il 24 febbraio, ricorrenza della morte del Santo. Dal 1994, anno che ha visto l’insediamento dei monaci greco-ortodossi provenienti dal Monte Athos presso il Monastero questa festa ha assunto un’importanza particolare. La presenza monastica greco-ortodossa nella vallata dello Stilaro è stata fin dall’inizio accolta e salutata con grande spirito di fratellanza da parte della chiesa cattolica, che, nello spirito e sul solco di una politica di avvicinamento e di comprensione dimostra in più occasioni la volontà e lo sforzo comune per il superamento di inutili divisioni e lacerazioni. Alla festa e alla Divina Liturgia partecipano insieme e i rappresentanti della Chiesa Cattolica, nella persona del Vescovo, e quelli della Chiesa greco-ortodossa, rappresentata dal Metropolita della Chiesa Ortodossa in Italia, e anche un nutrito gruppo di rappresentanti della Chiesa Evangelica.

PASQUA CATTOLICA E ORTODOSSA di BIVONGI - MARZO/APRILE

La vallata dello Stilaro festeggia due Pasque in quanto non sempre quella fissata dal calendario Gregoriano coincide con il calendario Giuliano, seguito dagli ortodossi del monastero di San Giovanni Therestìs di Bivongi. Nel terzo millennio, si ripeterà, per sette volte la coincidenza delle due date, come noto, determinata dalle fasi lunari. A Bivongi i riti pasquali sono rientrati nella tradizione millenaria di questa terra dal1994, quando, i monaci greci sono ritornati a pregare il loro San Giovanni Theristìs (mietitore). Il momento culminante e suggestivo della festa è il seguire la processione a lume di candele che si snoda nell’area esterna del Monastero, quindi il momento dell’annuncio della resurrezione. Il lunedì di Pasquetta, gli ortodossi si cibano con l’agnello nel parco sullo Stilaro e poi cattolici e ortodossi brindano insieme al Cristo risorto e al Cristos a Inviat.

BADOLATO e LA PROCESSIONE PENITENZIALE DEI MISTERI DOLOROSI DEL SABATO SANTO

Badolato è un borgo medievale, fondato dal normanno Roberto Il Guiscardo, situato su una collina a pochi chilometri dal Mar Ionio, noto per la sua storia religiosa. Piccolo paese ionico con le sue 14 Chiese, tre Confraternite religiose ultrasecolari, - con la presenza in passato di almeno 3 ordini di frati: Basiliani, Francescani e Domenicani, - è altresì noto per gli antichi riti tradizionali religiosi della Settimana Santa. Caratteristica e suggestiva è qui la Processione Penitenziale dei Misteri Dolorosi del Sabato Santo che vede il coinvolgimento di oltre 200 "figuranti" e la partecipazione a pieno titolo di due delle tre ultrasecolari Confraternite presenti e operanti a Badolato: Maria SS. Immacolata e S. Caterina D'Alessandria d'Egitto. Alle ore tredici sì da inizio alla processione penitenziale con partenza dalla Chiesa dell'Immacolata e con il seguente ordine sequenziale d'uscita: avvia ed apre la lunga processione la Croce di Penitenza con i Simboli della Crocifissione e a seguire, dei Confratelli facenti parte del gruppo cantori recita, in punti prestabiliti, canti tradizionali della Settimana Santa derivanti dalle Massime Eterne e dalle Vie Crucis di S. Alfonso M. de Liguorì e da S. Leonardo da Porto Maurizio. Nel lungo “corteo religioso” presenti anche i “disciplinari” (vestiti di bianco ed incappucciati), flagellanti e penitenti; i “judei” (vestiti di giallo) con il Cristo sotto la croce col volto coperto per penitenza e devozione; i giovanissimi “alabardieri” (Angeli di Dio) ed i già noti e popolari soldati romani “centurioni”; lungo la processione, che si snoda per 7 ore lungo le vie dell’antico borgo, a salire e riscendere verso e dal Convento francescano di Santa Maria degli Angeli, presenti anche tanti confratelli-portantini con le statue del Cristo morto nella sua bara chiamata “varetta” e la statua della Vergine vestita a lutto che chiude la processione con la banda musicale e la comunità a seguito.

DAVOLI E LA “NACA” DEL VENERDÌ SANTO NOTTE

La Naca di Davoli è un rito religioso antico che si celebra ogni Venerdì Santo, a Davoli, in provincia di Catanzaro. Alle ore 22.00 del Venerdì Santo i vicoli del paese sono percorsi da una processione molto originale: la statua di Gesù morto viene accompagnata da decine di abeti illuminati da lampioncini colorati. Gli abeti sono carichi di lampioni illuminati che sono stati preparati proprio dai ragazzi del luogo che sin da gennaio collaborano tutti insieme alla realizzazione dei loro capolavori.
LA LEGGENDA: Gli anziani narrano che durante la processione del Venerdì Santo venivano utilizzate come torce delle piante spontanee chiamate “varvasche”. Un anno la processione si svolse durante una notte tempestosa; la tempesta danneggiò la statua e le torce. Restarono accese poche luci che vennero raccolte e sistemate su un abete trovato lungo il cammino. Da quel momento sarebbe nata l’usanza di agganciare i lampioni sugli alberi di abete. Tutto il paese partecipa con devozione alla “naca” che attira anche molti abitanti non solo dai paesi limitrofi ma anche da tutta la regione. La Naca di Davoli è un evento che riesce ad attrarre molte persone diverse tra loro che magari anche solo per un instante durante il corso della processione sono accomunate dallo stesso atto di fede.

MONASTERACE E LA DEVOZIONE POPOLARE A S. ANDREA AVELLINO

Monasterace Superiore celebra il 12 maggio, in onore di S. Andrea Avellino, patrono del paese, una tra le manifestazioni religiose più singolari della Calabria: Una grande testimonianza di fede che si celebra alla fine del decorrere di ogni tre anni percorrendo col Santo a spalla, a piedi ed a tappe fisse l'intero territorio comunale, badando poco ai campi coltivati ed ignorando qualsiasi barriera, architettonica o naturale che sia, chiamata "U Territoriu”.

SANTA CATERINA DELLO IONIO, BADOLATO E LA DEVOZIONE POPOLARE A “SANTA CATERINA V.M. D’ALESSANDRIA”

Santa Caterina d'Alessandria: si festeggia il 25 novembre. La festa popolare religiosa, celebrata nei borghi di Santa Caterina dello Ionio e Badolato, è anticipata dall’antica e caratteristica "tredicina": la Statua viene esposta 13 giorni prima del 25 novembre nella chiesa, e nel borgo catarisano si espone anche una reliquia della Santa martire (un dente). La processione, tra vicoli e chiese dei due centri storici, vede la partecipazione di devoti e cittadini provenienti da ogni paese e viene spesso abbinata a riti civili e di feste musicali che creano momenti di convivialità popolare anche e soprattutto con l’apertura delle antiche cantine “catoja” delle case del rione in cui insiste la relativa Chiesa dedicata a Santa Caterina V.M. d’Alessandria

IL RITO DI SANT'AGAZIO MARTIRE TRA GUARDAVALLE E SQUILLACE

Sant'Agazio, centurione e martire, che nel rito latino è commemorato l'8 maggio, morì intorno al 304. Era un centurione cappadoce dell'esercito romano di stanza in Tracia, fu accusato dal tribuno Firmo e dal Proconsole Bibiano di essere cristiano e, dopo aspre torture e tormenti, fu decapitato a Bisanzio sotto Diocleziano e Massimiano. L'imperatore Costantino il Grande costruì una Chiesa-Santuario in suo onore alla Karìa di Costantinopoli, dove divenne anche Patrono. Da almeno tredici secoli (iconoclastìa e introduzione del rito bizantino nella Diocesi di Squillace a seguito della soggezione della stessa al Patriarcato di Costantinopoli) è Patrono della Città e della Diocesi di Squillace (ora dell'Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace). Il corpo del Santo Martire è custodito e venerato in una monumentale Cappella della Cattedrale di Squillace, mentre un braccio venne portato dal Vescovo di Squillace, Marcello Sirleto, nel 1584 a Guardavalle, suo paese natale, dove è stato anche eletto come Patrono. Sue Reliquie risultano anche a Cuenca ed Avila in Spagna, provenienti da Squillace. E' venerato tra i Santi Ausiliatori in diverse parti dell'Europa centro-settentrionale. A Squillace si celebrano tuttora due Feste solennissime: una il 16 gennaio, detta della Traslazione o delle Ossa, che rievoca l'arrivo miracoloso al lido di Squillace delle Sante Reliquie, e l'altra il 7 maggio, giorno del Martirio del Santo a Bisanzio tramandato dai Menologi bizantini e mantenuto ininterrottamente a Squillace. In questo giorno, preceduto e seguito da un'antichissima Fiera, conviene nella Cattedrale di Squillace tutto il Clero della Diocesi che presta l'Obbedienza al Vescovo Diocesano e partecipa ai riti e alla processione solenne.

Soverato, la festa della Madonna a mare: Un rito che si ripete ogni anno ad agosto e che trae origine da un episodio prodigioso

La festa della Madonna di Porto Salvo, comunemente chiamata «Madonna a mare», rappresenta - per Soverato - sicuramente il giorno più gioioso e partecipato dell’anno. Si tratta di un grande evento mariano che, nella seconda domenica di agosto, culmina in un’imponente processione tra le acque dello Ionio, richiamando sul litorale un incalcolabile numero di presenze, tra fedeli e turisti. La statua della Vergine (che i pescatori locali considerano loro protettrice), dopo aver percorso le vie cittadine fino al mare, viene issata su una motovedetta della Guardia costiera, che poi guida il corteo delle imbarcazioni dopo la benedizione delle acque marine. Per i soveratesi e per tanti altri fedeli che accorrono sempre più numerosi anche dai paesi del circondario, è senza dubbio una giornata anche di particolare suggestione. Diventa davvero difficile (per qualsiasi) trovarsi lì ad assistere a questo evento senza farsi coinvolgere emotivamente. Il fascino è intenso, fra lo sfolgorio delle luci delle barche, il suono delle sirene, la partecipazione dei natanti, ecc. La devozione della Madonna a mare, a Soverato ha origini molte remote. È venerata dal 1901 in una chiesetta ubicata nella centralissima via San Martino.

www.000webhost.com