TERRITORIO

ALLA SCOPERTA DEL TERRITORIO

Soverato

Nel centro storico di Soverato, all’interno della Chiesa Matrice di Maria Santissima Addolorata, è possibile ammirare la Pietà di Antonello Gagini. L’opera d’arte realizzata nel 1521 dal Gagini, è una scultura in marmo bianco carrarese, che raffigura la Vergine avente in grembo il Cristo Morto. Dopo decenni di dimenticanza, l’opera fu restaurata a Firenze e successivamente fu esposta nella Chiesa Matrice di Soverato Superiore. L’opera della Pietà di Antonello Gagini proviene dal Convento di Santa Maria della Pietà, che subì danni dal terremoto del 1783. Soverato, provincia di Catanzaro, davanti al Golfo di Squillace sul Mar Jonio, è un centro balneare importante poiché vanta alcune delle spiagge più belle e caratteristiche della Calabria, dai sassolini bianchi alla sabbia fine e chiara, accarezzate da acque cristalline. Non a caso tutti la definiscono la "perla dello Jonio". Di Soverato, in realtà, ce ne sono diverse: Soverato Marina, lungo la costa, dove si concentra la maggior parte della popolazione, Soverato Superiore su una bassa collina tra le valli del fiume Ancinale e del torrente Beltrame, Soverato Vecchia, la città antica, di cui rimangono resti e memorie, abbandonata perché distrutta da un violento terremoto nel 1783.Nel centro storico di Soverato, all’interno della Chiesa Matrice di Maria Santissima Addolorata, è possibile ammirare la Pietà di Antonello Gagini. L’opera d’arte realizzata nel 1521 dal Gagini, è una scultura in marmo bianco carrarese, che raffigura la Vergine avente in grembo il Cristo Morto. Dopo decenni di dimenticanza, l’opera fu restaurata a Firenze e successivamente fu esposta nella Chiesa Matrice di Soverato Superiore. L’opera della Pietà di Antonello Gagini proviene dal Convento di Santa Maria della Pietà, che subì danni dal terremoto del 1783. Soverato, provincia di Catanzaro, davanti al Golfo di Squillace sul Mar Jonio, è un centro balneare importante poiché vanta alcune delle spiagge più belle e caratteristiche della Calabria, dai sassolini bianchi alla sabbia fine e chiara, accarezzate da acque cristalline. Non a caso tutti la definiscono la "perla dello Jonio". Di Soverato, in realtà, ce ne sono diverse: Soverato Marina, lungo la costa, dove si concentra la maggior parte della popolazione, Soverato Superiore su una bassa collina tra le valli del fiume Ancinale e del torrente Beltrame, Soverato Vecchia, la città antica, di cui rimangono resti e memorie, abbandonata perché distrutta da un violento terremoto nel 1783.

Caminia

Caminia di Stalettì è una stupenda baia adagiata su un lembo della costa ionica conosciuta ovunque nel mondo per la sua natura incontaminata. Caminia è una delle località più suggestive della Costa degli Aranci, e grazie alla sua lunga spiaggia color avorio incastonata nella splendida scogliera di granito grigio è una meta esclusiva per tantissimi vacanzieri in cerca di luoghi mozzafiato e di spiagge dalle acque cristalline.

Copanello

Copanello è una delle più importanti stazioni balneari della Calabria, la gemma della Costa degli Aranci (anche nota come Costa dei Saraceni). L’alta scogliera su cui sorge il paese si protende nel mare limpido, interrompendo brevemente la spiaggia vasta e spaziosa. Intorno alla scogliera, piccoli scogli rocciosi sparsi qua
e là disegnano un variopinto fondale marino di notevole bellezza.

Santa Caterina

Un borgo immerso in un paesaggio variegato, dove il colore giallo dei calanchi argillosi si alterna al verde delle piante selvagge, fino a lasciar spazio al profondo blu delle acque ioniche. Attorno all’anno 1000, gli abitanti di alcune colonie per sfuggire alle continue minacce saracene, decisero di rifugiarsi nei vicini monti, dando vita a Santa Caterina dello Jonio. Oggi si estende una accogliente area marittima, che si propone come destinazione dei turisti amanti del mare, dove il colore giallo dei calanchi argillosi si alterna al verde delle piante selvagge, fino a lasciar spazio al profondo blu delle acque ioniche.

Davoli

La natura dei luoghi ha sempre avuto un ruolo determinante nella storia di Davoli: il mare dalle acque limpide e cristalline e dalle innumerevoli tonalità; gli ampi litorali di sabbia dorata; la marina ubertosa, vivificata dalla brezza marina e dal ponentino; le austere montagne, ombrose e profumate, che si affacciano sull’uno o sull’altro mare. Davoli subì danni gravissimi durante il terribile terremoto del 1783, in cui perirono numerosi cittadini. Il territorio, reso fertile dall’abbondanza delle acque, ha favorito in Davoli una fiorente agricoltura allevamenti di ovini e bovini. La parte montana del territorio è estesa a castagneto e faggeto. I Davolesi si distinsero per la lavorazione del legno e del carbone, la concia delle pelli, la produzione di vini, oli pregiati, e prodotti caseari che trafficavano sui mercati delle cittadine vicine. In marina si sviluppò l’allevamento del baco da seta e dai numerosissimi telai uscivano delle ottime coperte ricamate, le famose “damasche”.

La naca davoli

Un rito religioso che si tramanda dal Seicento e si celebra ogni Venerdì Santo, a Davoli. Secondo la tradizione alle 22.00 del Venerdì Santo le vie del paese sono percorse da una processione molto particolare in quanto la statua di Gesù morto viene accompagnata da decine di abeti illuminati da lampioncini colorati. La particolarità sta appunto negli abeti che sono carichi di lampioni illuminati ma ancor più nel fatto che sono proprio i ragazzi del luogo a preparare questi lampioncini. Si ritrovano infatti qualche mese prima e collaborano tutti insieme alla realizzazione dei loro piccoli capolavori. Il termine ”naca” probabilmente deriva dal dialetto e in particolare dal verbo ”annacare” che vuol dire muoversi dondolando; infatti gli uomini che portano la statua avrebbero secondo la tradizione un andamento dondolante.

Guardavalle

Alle falde orientali del Monte Pecoraro, tra le fiumare di Assi e Lunare, sorge un piccolo e borgo, Guardavalle. Non è possibile stabilire le sue origini, sappiamo però che ha a che vedere con il fenomeno delle incursioni saracene. Il paese divenne casale di Stilo e per questa ragione ne condivide la storia e i dominatori che si sono susseguiti.

San Sostene

San Sostene è un paese di 1.329 abitanti della provincia di Catanzaro, posto sul Versante Jonico della Calabria Nel suo centro storico, caratterizzato da case antiche e palazzi nobiliari, si trova la Chiesa Matrice Santa Maria del Monte (ricostruita dopo il terremoto del 1789) sorta sui resti di un antico castello medievale che fu anche del Principe Raffaele Pignatelli. Si ritiene che sia stato un Castrum Normanno, ove vi era la presenza di una guarnigione. L’altezza della Chiesa, alla quale si accede per 50 gradini, induce a credere che tale opinione sia fondata. All’interno vi è la presenza di pregevoli affreschi e tele settecentesche, inoltre gli altari delle varie cappelle sono in marmi policromi di pregevole fattura. Da segnalare la Cappella delle Anime del Purgatorio, ove si può ammirare una tela che rappresenta il Cristo in Croce con donne preganti e sotto gli strati di calce si intravedono antichi affreschi. Lungo tutto l’abitato i vari palazzi erano collegati da camminamenti sotterranei, che servivano per sfuggire ad eventuali attacchi esterni da parte dei Saraceni.

Gasperina

Gasperina è un paese della provincia di Catanzaro che si affaccia sul mar Jonio. La posizione geografica rende Gasperina particolarmente suggestiva. L’ottima posizione geografica la proietta sull’azzurro Mar Jonio, facendola divenire una “terrazza sul mare” dalla quale poter ammirare un panorama bellissimo, unico, mozzafiato, che va da Punta Stilo a Capo Rizzuto. Gasperina offre spunti interessanti nell’ambito delle risorse naturalistiche, artistiche ed architettoniche. Le chiese, i palazzi, i portali, gli antichi rioni sono una valida attestazione di bellezza. Rilevante per l’ottima qualità è la produzione vinicola, che nasce da un insieme di maestranze competenti, di qualità dei terreni, di esposizione climatica e dell’utilizzo di alcuni vitigni. Come tutti i centri calabresi, anche questo ha subìto una massiccia emigrazione verso le Americhe , l’Europa e il resto d’Italia.

Montauro

Le prime notizie sul centro urbano di Montauro risalgono all’ottavo secolo d.C., data citata nei documenti conservati al FONDO MORANO della Biblioteca Nazionale di Napoli; da questa documentazione emerge che il primo nucleo era localizzato in un’area situata a nord dell’odierno paese, detta "MUCATU", un gruppo di case successivamente abbandonate e per tale motivo dette oggi "case sdarrupate". Un altro documento che segnala l’esistenza di Montauro risale al periodo post-bizantino, più precisamente all’anno 1096: si tratta di un placito "Dum vero in una dierum", in cui il conte Ruggero concede un vecchio mulino ai lavoratori del costruendo monastero di Montauro. Il documento descrive un incontro che avviene nella Marina di Montauro con Lanuino, definito "costruttore di monasteri", e fa inoltre riferimento a documenti posteriori di conferma della donazione. Il monastero citato nel documento era il monastero di S. Giacomo, quello che poi, dal 1614, prese il nome di "monastero di S. Anna". Il nome "Montauro" è presente in molti monumenti greci e nelle parole "Oro Crusus", vale a dire "monte d’oro" o "del colore dell’oro". A tale proposito, sembra che il conte Ruggero abbia trovato nel sottosuolo del paese, precisamente sotto il monte Paladino, giacimenti d’oro, ma non poté estrarne il tesoro che aveva scoperto a causa dell’elevato costo della manodopera. Trova altresì spazio l’idea che tale nome derivi dal fatto che tutto il costone di Monte Paladino era ricoperto da ginestra, che fiorita assumeva il colore dell’oro. Su alcuni documenti troviamo anche il nome "Montaurus", abbreviazione di "Mons Taurus": si riferisce al fatto che sulla cima del monte Paladino, sembra sorgesse un tempio dedicato al dio Tauro.

Stalettì

Situato sul golfo di Squillace, stalettì,vanta un panorama che abbraccia una visuale che va da Crotone a punta Stilo. Dal punto di vista archeologico ed architettonico si possono ammirare:
- i resti della "Chiesa Madre" del secolo XV° crollata durante il terribile terremoto del 1783, che distrusse gran parte dei comuni limitrofi.
- Il Convento di San Gregorio Taumaturgo dell'XI secolo, un tempo cenobio basiliano oggi fiorente centro di cultura francescana. Custodisce al suo interno, sotto l'altare maggiore, le reliquie del Santo Patrono approdate, secondo tradizione, presso la grotta di San Gregorio a Caminia .Il Convento si affaccia sul viale Comunale.
- La Chiesa dell'Immacolata Concezione del XVI secolo con un altare policromo che custodisce al centro la statua della Vergine.
> - La Chiesa della Madonna del Rosario del XVIII secolo, oggi sede della Parrocchia S.Maria Assunta.
- vari palazzetti nobiliari, come quello della famiglia Aracri, oggi sede della Biblioteca Comunale Vivaryum.
- il sito archeologico di Santa Maria del Mare, con i resti del Vivario, fondato da Cassiodoro.

Montepaone lido

Il blu trasparente del mare e la ghiaia chiara e fine, della spiaggia. In Calabria, sullo Ionio, affacciato sul golfo di Squillace, tra Catanzaro e Soverato, c’è Montepaone Lido. Montepaone Lido è la parte più moderna e giovane del Comune di Montepaone, arroccato sui colli prospicienti la costa. La sua chiesa con il suo profilo lineare e moderno è dedicata a san Giovanni Battista, un santo molto venerato nella frazione marina di Montepaone tanto da esserne ritenuto a torto il patrono, celebrato con una sagra che attira molte persone anche dalle zone circostanti.

Serra San Bruno

Serra San Bruno è una delle località di maggiore interesse turistico delle montagne calabresi. Centro turistico, spirituale, artigianale e agricolo situato tra la Sila e l'Aspromonte, conserva intatte le strutture settecentesche dei propri palazzi e si richiama alle località alpine grazie ai suoi boschi fitti di pini e abeti del suo bosco millenario che rappresenta una meta privilegiata per gli escursionistici. Serra San Bruno possiede una forte tradizione gastronomica. Si va dai gustosi primi piatti come "la pasta alla serrese" ai secondi con carne di agnello o di maiale accompagnata da mille varietà di funghi fritti o sott'olio, per poi continuare con dolci tipici come "gli 'nzulli" preparati con un impasto semplice di acqua e farina amalgamate a mandorle tostate che dopo la cottura diventa fragrante e dal sapore inebriante.

Mongiana

Fondata nella seconda metà del XVIII secolo, la Ferriera di Mongiana è l’ultima testimonianza di un’attività fusiva che in Calabria risale al tempo degli insediamenti commerciali fenici. Le antiche popolazioni sfruttavano sul posto le risorse del sottosuolo, fondevano il rame, il ferro, il piombo e l’argento.Mongiana è una gemmazione di precedenti piccole ferriere, genericamente dette ferriere vecchie del bosco del demanio di Stilo, da cui si distacca originato dai metodi di fusione in uso. L’enorme consumo di carbone vegetale, unico combustibile usato nei processi di fusione, rendeva le ferriere industrie nomadi all’inseguimento di nuovi boschi da carbonizzare.

Chiaravalle

Sulla base di legende le prime notizie storiche di Chiaravalle Centrale risalgono alla dominazione dei Normanni ed alla successiva occupazione, intorno all'anno 1075, da parte di Ruggero I° e del suo erede, il figlio Ruggero II°, intorno all'anno 1130. Il convento di Chiaravalle Centrale fu fondato nel 1594, sotto il titolo di San Francesco d’Assisi. Collocato su una piccola collina, a poca distanza dal centro urbano, possiede una bellissima vista panoramica sull’immensa e verde vallata circostante.

Palermiti

Nel 1720 alcuni contadini notarono una luce provenire da una località di San Vito sullo Ionio, incuriositi giunsero sul luogo. La luce misteriosa proveniva da un quadro in un muro raffigurante una madonna vestita di rosso con un mantello azzurro, sul braccio sinistro portava gesù bambino e nella mano destra una fiaccola ardente. Molti fedeli giunsero sul luogo, avvennero molti miracoli. Giunse sul luogo un certo De Marco di Palermiti che riuscì a staccarlo dal muro. Il quadro si doveva mettere su un carro trainato da buoi senza guidatore, dove si sarebbe fermato il carro lì doveva rimanere il quadro. Il carro attraversò San Vito sullo Ionio, Cenadi, Olivadi, Centrache e solo quando giunse a Palermiti i buoi si inginocchiarono nelle vicinanze della vecchia chiesa di San Giusto dove il quadro venne sistemato Il 2 Luglio si celebra la festa piccola della Santa Patrona. L’ultima domenica di Agosto si celebra la festa grande.

Torre di Ruggero

Sembra che le sue origini siano da attribuire alla migrazione della popolazione dei vicini centri abitati, che decisero di stabilirsi vicino ai campi che erano soliti coltivare. Costituirono, quindi, il primo nucleo abitativo attorno a una torre da intendere, secondo il Rohlfs, come “casa colonica”. In tempi remoti, infatti, la media e alta valle dell’Ancinale era chiamata Torre perché nel suo territorio erano sparse molte case coloniche. Pare che Ruggero I il Normanno, passando per queste contrade, abbia voluto riunire in un solo luogo i diversi villaggi di cui era formata la borgata. Ruggero stesso sembra abbia suggerito la denominazione del borgo. Decise, infatti, di chiamarlo Torre di Spadola, visto che la maggior parte dei contadini proveniva dal territorio di Spadola. Il primordiale nucleo abitativo di Torre di Spadola compare per la prima volta in un documento datato 13 aprile 1071 e classificato come Dotatio et Privilegium in cui sia attesta la donazione del bosco di Torre di Spadola da parte Ruggero I a Basilio Scamardi, priore del monastero dedicato a San Basilio Magno. E sembra proprio che, per tutto il periodo normanno, Torre di Spadola sia stato sotto la diretta amministrazione basiliana.
Nel periodo aragonese la comunità di Torre di Spadola si sviluppò. Il borgo, costituito feudo fu pertinenza di Vallelonga e per questo seguì le vicende politiche e amministrative della contea di Soriano. Nel 1534 fu fondato il convento Agostiniano di Torre di Spadola dedicato a Santa Maria del Carmine. Gli eredi Carafa continuarono a mantenere il feudo sino al 1648 anno in cui passò sotto la giurisdizione del Monastero di San Domenico. Nel 1666 il feudo venne smembrato e Torre di Spadola, nel 1672, fu acquistata dalla famiglia Ravaschieri di Girifalco. Nel 1686 il possedimento venne venduto alla famiglia Caracciolo di Soreto che rimane proprietaria del casale fino al 1694, anno in cui passò a Giacinto Diaco.
Nel XVIII secolo Torre di Spadola entrò a far parte del principato di Satriano con Davoli, San Sostene e Cardinale. Durante il catastrofico terremoto che investì gran parte della Calabria nel 1783, Torre di Ruggiero subì ingenti danni. Il convento di San Basilio e quello di Sant’Agostino furono quasi completamente distrutti. Nel 1783 e nel 1809 furono poi rispettivamente soppressi. I francesi, per la legge del 19 gennaio 1807, ne fecero un Luogo inserendolo nel Governo di Satriano. Per il riordino amministrativo, disposto per decreto datato 4 maggio 1811, venne dichiarato Comune e posto nel Circondario di Chiaravalle. Dall’ 8 maggio 1864, la cittadina acquisì l’attuale denominazione Torre di Ruggiero a ricordo del suo fondatore Ruggero il Normanno.

Stilo

Annidato sulle rocciose pendici del monte Consolino, sorge uno dei Borghi più belli d’Italia Stilo, un piccolo scrigno che custodisce al suo interno tra i più grandi tesori bizantini di tutta la parte meridionale della regione, dove poter ammirare le influenze dell’antico Impero Romano d’Oriente.
Pare che la nascita di Stilo, sia legata alle vicissitudini che coinvolsero la città magno-greca di Kaulon. Alcuni abitanti della colonia si rifugiarono ai piedi del monte Consolino creando probabilmente un primo nucleo abitativo.

Bivongi

Posto lungo il confine della provincia di Reggio Calabria e Catanzaro, Bivongi è situata nella Vallata dello Stilaro, ai piedi del Monte Consolino, in una zona ricca di bellezze naturalistiche e paesaggistiche di grande rilievo. Nel periodo bizantino “Bobonges” dipendeva dal Monastero dell'Arsafia, i cui ruderi sono visibili e posizionati nel comune di Monasterace, sul fiume Stilaro. Ruggero il Normanno concesse il convento alla Certosa di Serra S. Bruno. Importanti, dal punto di vista storico-religioso, risultano essere il monastero greco-ortodosso San Giovanni Therestis ed il santuario di Maria Santissima "Mamma Nostra”. Il borgo di Bivongi è ulteriormente noto per le cascate del Marmarico e per i propri vitigni che producono da secoli un ottimo vino DOC.

Pazzano

Pazzano è situato tra il Monte Consolino e il Monte Mammicomito, due massicci calcarei che costituiscono un'eccezione nell'aspetto geologico calabrese e che gli studiosi fanno risalire all'età devoniana o più fondatamente all'epoca giurassica. A questa lontanissime origini e alle evoluzioni dei millenni successivi, si deve la presenza nella cavità dei monti di giacimenti di Ferro, il cui sfruttamento risalirebbe all'età magno-greca. È, per numero di abitanti, il paese più piccolo della Vallata dello Stilaro. Nel periodo borbonico fu importante per essere il principale centro minerario di estrazione del ferro di tutto il Mezzogiorno. L'eremo di Santa Maria della Stella o santuario di Monte Stella, situato sul monte omonimo nel territorio del comune di Pazzano, in provincia di Reggio Calabria, è un santuario creato all'interno di una grotta.

Monasterace

Questo paese è uno scrigno di storie da scoprire e vivere, Monasterace è un comune situato sulla costa jonica calabrese e strutturato in due frazioni: la parte superiore e la Marina, ove un tempo sorgeva la città magno-greca Kaulon. Secondo la tradizione, la polis venne fondata da Kaulon. La cittadina greca si espandeva nell’attuale territorio di Monasterace Marina, dove oggi si trovano i resti dell’antico Tempio Dorico.

San Floro

Un borgo che profuma di tradizioni e antichi sapori riscoperti. Terra di partenza e meta di ritorni, che accoglie chiunque con sorrisi e tradizioni. Secondo alcune fonti, il borgo di San Floro affonda le sue radici nella preistoria, precisamente nel Neolitico. Alcuni ritrovamenti archeologici testimoniano che, millenni più tardi, fosse una colonia magnogreca di Scolacium, la città del noto politico e letterato Cassiodoro. Divenne poi un casale di Squillace.

Roccelletta

Difficile non farsi incantare da Roccelletta di Borgia, frazione di Borgia, comune italiano di quasi ottomila abitanti a pochi chilometri da Catanzaro e luogo magico che rappresenta un angolo incontaminato di Calabria con poco meno di 40 ettari di antichi ulivi a ricoprire di verde le colline che scendono a baciare le acque dello Jonio. La zona marina di Borgia si estende per circa 6 chilometri con spiagge di sabbia bianca, mentre, immersi in una folta e suggestiva vegetazione di ulivi secolari, si trovano il grande parco archeologico, gli imponenti resti della basilica di Santa Maria della Roccella, del teatro e dell’anfiteatro della colonia romana di Scolacium, città millenaria abitata in tempi antichi da greci, brettii, romani, bizantini, saraceni e normanni.

Sant’Andrea Apostolo dello Ionio

Immerso e colorato dalla fiorente vegetazione collinare, Sant’Andrea ama guardare verso il mare, quel mare misterioso ed affascinante che da secoli ne ha condizionato la storia. Il borgo perfetto per una vacanza lenta, che lascia assaporare il gusto del tempo, paese riscaldato dal tepore umano e dai raggi del sole.A raccontare la storia del paese sono i ruderi del Castello edificato tra il 1532 e il 1537 dal feudatario Toraldo di Ravaschiera. Nel ‘700, ci fu la dinastia dei Borbone, mentre nell’800 i francesi si insediarono violentemente nel territorio di Sant’Andrea.

Brognaturo

Il territorio, che si estende nel versante jonico delle Serre, nell’alta valle del fiume Ancinale, all’altezza della conca di Spadola. Il paese di Brognaturo non ha origine molto antica perchè non se ne rinviene traccia alcuna nelle carte Normanne, Sveve ed Angioine. Non è nominato tra i casali tassati dal Giustiziariato di Calabria de 1276. L’unica citazione, peraltro sommaria, è presente all’interno di un diploma del Conte Ruggero datato alla fine del XII secolo. Da qui si evince che Brognaturo probabilmente deriva da un antico paese, posto sui monti circostanti, di denominazione greca : “Brondismenon”.

Squillace

Il borgo medievale di Squillace si sviluppa su un colle naturalmente difeso su tre lati .Il castello di Squillace domina il paese dal punto più alto del colle. Fu edificato dai Normanni nella seconda metà dell’XI secolo a conclusione della campagna di conquista della Calabria contro i Bizantini . La storia della diocesi di Squillace, una delle più antiche della Calabria, ormai unita all’arcidiocesi di Catanzaro. L’edificio oggi visibile risale essenzialmente all’ultimo decennio del XVIII secolo, dopo il disastroso terremoto del 1783 che lo rase quasi interamente al suolo, con abbellimenti e rimaneggiamenti degli ultimi due secoli .

Riace

Riace (Riàci in calabrese e greco-calabro) è un comune italiano di 1.820 abitanti situato nell'entroterra della Calabria Jonica, nel circondario di decentramento amministrativo della Locride a circa 120 km da Reggio Calabria. Il comune è balzato agli onori della cronaca per il ritrovamento di due statue bronzee di epoca greca, noti come i Bronzi di Riace. La festa dei santi Cosma e Damiano a Riace è la festa che si svolge dal 25 al 27 settembre ogni anno a Riace in onore dei santi Cosma e Damiano. Riace li festeggia anche la seconda domenica di maggio di ogni anno.

Petrizzi

Non si hanno notizie precise e sicure sulle origini di Petrizzi. Nel 986 una grossa flotta turca gettò le ancore sulle nostre vicine spiagge, tra il fiume Beltrame, che scorre ai piedi di Petrizzi e Gerace (attuale città di Locri), seminando distruzione e morte. Forse proprio in quei tempi le popolazioni dei vari villaggi abbandonarono le loro case per rifugiarsi sulla collina dove oggi sorge Petrizzi. Petrizzi, come del resto molti altri paesi dell'immediato entroterra ionico, ha una propria caratterizzazione geografica.
Sito in zona collinare, a metri 356 sul livello del mare, dista km 7,800 dal mar Ionio. La collocazione del paese è sull'istmo fra il golfo di Squillace e quello di Sant'Eufemia che è il punto più stretto d'Italia fra il mar Ionio ed il mar Tirreno. L'antico paese era cinto da mura e le case si addossavano intorno al castello fortezza.
Con l'avvento dei Normanni, Petrizzi fece parte della Contea feudale di Squillace. Durante il periodo della dominazione Angioina (1266-1443) la Contea di Squillace passò alla famiglia dei De Monfort familiari di Carlo D'Angiò. Gli angioini non ebbero un governo facile e dopo un susseguirsi di continui mutamenti, nel possesso dei feudi, la contea di Squillace passò alla famiglia di Marzano, principi di Rossano. In seguito Petrizzi,per il costante incremento demografico ed economico, divenne autonomo e nel 1494 fu tra le " terre" facenti parte del tenimento feudale del Principato di Squillace concesso in dote a Sancia D'Aragona, figlia di AlfonsoII, che andava sposa a Goffredo Borgia, fratello di Valentino e Lucrezia Borgia. Da quell'anno restò infeudata alla casa Borgia. Nel 1629, Petrizzi fu venduta a Salvatore Marincola (famiglia originaria della provincia d'Aragona in Spagna) per ventisettemila ducati e restò in feudo fino alla eversione della feudalità (1806 ) alla famiglia Marincola. Anni prima (1642 ) re Filippo IV concesse a Salvatore Marincola il titolo di Duca sulla "terra" di Petrizzi ,conseguentemente il piccolo paese divenne ducea.

San Sostene

San Sostene è un paese di 1.329 abitanti della provincia di Catanzaro, posto sul Versante Jonico della Calabria Nel suo centro storico, caratterizzato da case antiche e palazzi nobiliari, si trova la Chiesa Matrice Santa Maria del Monte (ricostruita dopo il terremoto del 1789) sorta sui resti di un antico castello medievale che fu anche del Principe Raffaele Pignatelli. Si ritiene che sia stato un Castrum Normanno, ove vi era la presenza di una guarnigione. L’altezza della Chiesa, alla quale si accede per 50 gradini, induce a credere che tale opinione sia fondata. All’interno vi è la presenza di pregevoli affreschi e tele settecentesche, inoltre gli altari delle varie cappelle sono in marmi policromi di pregevole fattura. Da segnalare la Cappella delle Anime del Purgatorio, ove si può ammirare una tela che rappresenta il Cristo in Croce con donne preganti e sotto gli strati di calce si intravedono antichi affreschi. Lungo tutto l’abitato i vari palazzi erano collegati da camminamenti sotterranei, che servivano per sfuggire ad eventuali attacchi esterni da parte dei Saraceni.

Soverato superiore

Nel centro storico di Soverato, all’interno della Chiesa Matrice di Maria Santissima Addolorata, è possibile ammirare la Pietà di Antonello Gagini. L’opera d’arte realizzata nel 1521 dal Gagini, è una scultura in marmo bianco carrarese, che raffigura la Vergine avente in grembo il Cristo Morto. Dopo decenni di dimenticanza, l’opera fu restaurata a Firenze e successivamente fu esposta nella Chiesa Matrice di Soverato Superiore. L’opera della Pietà di Antonello Gagini proviene dal Convento di Santa Maria della Pietà, che subì danni dal terremoto del 1783. Soverato, provincia di Catanzaro, davanti al Golfo di Squillace sul Mar Jonio, è un centro balneare importante poiché vanta alcune delle spiagge più belle e caratteristiche della Calabria, dai sassolini bianchi alla sabbia fine e chiara, accarezzate da acque cristalline. Non a caso tutti la definiscono la "perla dello Jonio". Di Soverato, in realtà, ce ne sono diverse: Soverato Marina, lungo la costa, dove si concentra la maggior parte della popolazione, Soverato Superiore su una bassa collina tra le valli del fiume Ancinale e del torrente Beltrame, Soverato Vecchia, la città antica, di cui rimangono resti e memorie, abbandonata perché distrutta da un violento terremoto nel 1783.

Badolato

Le origini di Badolato si devono a Roberto il Guiscardo (1080) il quale fece erigere un castello fortificato. Il nome di Badolato deriva da Vadolato. Nel 1269 gli Angioini concessero il feudo a Filippo il quale l'anno successivo intraprese una guerra con il conte Ruffo di Catanzaro. Gli abitanti, rinchiusi nel borgo, vennero assediati dal conte Ruffo, il quale infine riuscì a conquistare Badolato, che rimase in seguito alla sua casata fino al 1451. In seguito appartenne alla famiglia Di Francia e nel 1454 il borgo divenne baronia dei Toraldo, i quali parteciparono anche alla battaglia di Lepanto (1571) e lo amministrarono fino al 1596. Badolato passò poi ai Ravaschieri (1596), ai Pinelli (1692) ed infine ai Pignatelli di Belmonte (1779), che lo cedettero in suffeudo ai Gallelli, i quali ressero il potere fino alla fine della feudalità (1806). Gravemente danneggiato durante la sua storia dai terremoti (1640, 1659 e 1783), Badolato venne anche colpito in epoca più recente da un'alluvione (1951). Nel 1986/87 fu protagonista di una provocazione mediatica nazionale "Badolato, paese in vendita", ideata dal bibliotecario dell'epoca Mimmo Lanciano, che lo reso famoso in Italia ed in parte dell'Europa settentrionale (Svizzera e Germania) e grazie alla quale nel borgo arrivarono organi di stampa ed i primi stranieri (soprattutto cittadini svizzeri) a comprare case nel cenmtro storico. Nel 1996/1997 fu poi protagonista della prima grande esperienza pilota di accoglienza e ospitalità a migranti, rifugiati e richiedenti asilo. Oggi è una piccola "Destinazione Umana": un borgo rianimato e rigenerato, che rischia lo stesso un suo lento spopolamento, ma riabitato da cittadini storici, migranti, cittadini stranieri proventienti da tutto il Mondo, turisti.

Borgia

Il nucleo originario di Borgia sarebbe da collocare nel territorio dello stesso comune, che viene denominato località Roccelletta e sarebbe da collegare con la presenza nel sito della greca Skilletion e della successiva romana Scolacium. Recenti studi hanno però avanzato una nuova ipotesi secondo la quale, le origini di Borgia sono da individuare in un tempo storico antecedente alla fondazione delle suddette città greca e romana. I Greci sbarcando nel VII-VI sec. a.C. sulla costa jonica trovarono una popolazione dedita all’allevamento e alla pastorizia. All’arrivo dei Greci, nel Golfo di Squillace, esistevano dei nuclei residenti sulla precollina e collina in quel sito che prenderà il nome di Palagorio. Si ritiene che il termine Palagorio non esistesse in origine, ma venisse attribuito al villaggio più importante. H.orio di Palagorio di Borgia è da rapportare con H.orio, col il significato di “terre - villaggio”, che i Greci attribuivano ai villaggi indigeni esistenti nel sito di Borgia, aggiungendovi appunto “Pala” per definirli antichi rispetto alla loro venuta. Il villaggio, inizialmente, era organizzato sulle pendenze della collinetta ancora oggi detta “h.orio”, che si trova al km 5 della SS. 384 per Borgia. Il villaggio nel tempo si potenziò estendendosi e assorbendo le poche capanne che si erano localizzate intorno la piazza detta Meghale, pur mantenendo le dizioni originarie, rintracciabili nel rogito di conferma del 1602 del Costituito Casal di Borgia. L’abbandono della città romana di Scolacium avvenuto tra il VII e l’VIII sec. d.C., probabilmente, fece confluire nel villaggio di Palagorio parte della popolazione che cercava rifugio nell’entroterra, dalle incursioni dei Musulmani e dal diffondersi della malaria.

Isca sullo Ionio

Isca sullo Ionio, nella costa ionica catanzarese, di origine greca, offre a tutti coloro che vogliono visitarla, oltre ad un magnifico mare, anche un incontaminato paesaggio montano composto da alberi di faggio, leccio, abeti e pini. Nel centro storico, sono ancora godibili vicoletti pittoreschi, palazzi nobiliaridel '700 e '800, artistici portali in granito e un consistente residuato delle mura perimetrali. E' in corso un processo di valorizzazione del centro storico per creare degli interessi turistici alternativi. Il turismo assieme all'artigianato e all'agricoltura costituiscono le principali fonti economiche della Comunita'. La costa lunga 4 Km circa è composta da spiaggia di sabbia finissima e di uno splendido mare incontaminato. Isca il cui primo nome fù Sanagasi è di origine greca. Il casale di Isca fù inglobato nella Baronia di Badolato ed appartenne ai feudatari Filippo de Badulato, ai Ruffo, ai Ruggierodi Lauria, ai Toraldo, a Pietro Borgia e in ultimo ai Raveschieri di Satriano. Il terremoto dell'11 Maggio del 1947 ridetermino' il "ritorno" in marina di gran parte degli abitanti.

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